Dalla Golfolina fino a Montelupo la valle dell'Arno continua ad essere angusta e serrata dai poggi, che con ripido declivio scendono fino al fiume, formando di tanto in tanto delle pittoresche e leggiadre vallicelle popolate di villaggi, di chiese, di ville.

LA VILLA D'ARTIMINO (DA UNA STAMPA DI G. ZOCCHI DEL XVIII SEC.).

Fra le località più interessanti di questo tratto della valle, alcune meritano uno speciale ricordo. Poggio alla Malva, ridente villaggio quasi arrampicato sulle pendici di un verdeggiante poggetto ed abitato da una popolazione di cavatori di pietra, ha nella sua chiesa di S. Stefano una bella tavola del XV secolo. Di faccia, sull'opposta riva dell'Arno, nelle cui acque tranquille si specchiano i suoi bruni fabbricati medievali, è il borgo di Brucianese, uno dei vecchi porticciuoli fluviali, dal quale trasse origine la famiglia fiorentina dei Pandolfini. Su di un colle vicino è la sua vecchia chiesetta, S. Maria a Lamole, nella quale due belle tavole, una di scuola botticellesca e l'altra della maniera di Filippino Lippi, subirono la mutilazione delle parti estreme per essere adattate dentro i barocchi pietrami di due altari. Sulla destra dell'Arno è la vecchia Badia di S. Martino in Campo, di faccia, sull'opposta riva, la deliziosa villa di Luciano degli Antinori, un giorno fortilizio degli Strozzi. Nel piano poi, lungo la via Pisana si distende il lungo borgo di Sanminiatello, nel quale le case si alternano colle fornaci che producono in gran copia orci, vasi e terraglie d'uso comune.

Sanminiatello costituisce come un sobborgo del vecchio ed interessante castello di

Montelupo. — Un modesto gruppo di case, che, secondo gli storici, si diceva in antico Malborghetto, esisteva nel luogo dove i Fiorentini, per tener testa ai Pistojesi ed ai Conti di Capraja loro alleati, eressero nel 1204 un forte e ben munito castello che custodisse il passo dell'Arno e l'accesso nella valle della Pesa. Colla costruzione di questo castello, piantato sulla vetta di uno scosceso poggetto, proprio dinanzi al vecchio fortilizio di Capraja, nacque anche il dettato fiorentino:

Per distrugger questa capra non ci vuole che un lupo.