CIBORIO DEL XV SECOLO. NELLA PIEVE DI S. IPPOLITO PRESSO MONTELUPO.

A Capraja, se ne togli il pittoresco aspetto della sua giacitura, nulla attrae l'attenzione del visitatore. Nella sua pieve nessun oggetto d'importanza, della sua rocca restano appena poche tracce insignificanti; e dei suoi fabbricati parte sulla piaggia del monte, parte arrampicati sulla ripida pendice o sorgenti sul piano, nessuno presenta un interesse architettonico.

Qualche fornace che sorge sulla riva dell'Arno, coi suoi prodotti d'uso comune e con artistiche riproduzioni, fa oggi la concorrenza a Montelupo, quasi ad evocare il ricordo delle vecchie gare che spingevano l'un contro l'altro gli abitanti dei due castelli, mentre ora non si tratta che di pacifiche concorrenze industriali.

Al di là di Montelupo, oltrepassato il fiume Pesa, sorge l'Ambrogiana, grandioso edifizio dominato da torri che sorgono su ciascuno dei suoi quattro angoli. Fu in origine un palazzo di campagna della famiglia Ambrogi, donde le venne il nomignolo di Ambrogiana; poi fu degli Ardinghelli e successivamente passò fra i domini della corte Medicea. Non fu mai un vero e proprio luogo di villeggiatura della suntuosa famiglia toscana, ma una semplice stazione, un luogo dove facevano sosta i Granduchi e i Principi, allorchè nelle loro pesanti e sfarzose carrozze viaggiavano fra Firenze, Pisa e Livorno. Nelle ampie sale terrene sedevano a mensa o riposavano i regali personaggi quando, per romper la monotonia della lunga gita o per sfuggire alle burrasche od alla sferza del sole, trovavano qui un comodo asilo, mentre le vaste scuderie accoglievano le grandiose carrozze e il gallonato personale di servizio.

MONTELUPO — CASTELLO DELL'AMBROGIANA. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

Ma l'Ambrogiana non ebbe ne' tempi moderni il vanto di ricordare il fasto dei secoli passati, perchè, abbandonata dagli ospiti illustri, servì prima di carcere femminile, poi fu destinata modernamente ad accogliere, come manicomio penale, una falange di degenerati e di furfanti.