EMPOLI — GALLERIA DELLA COLLEGIATA — ANGELI DIPINTI DAL BOTTICINI, NEL DOSSALE D'ALTARE. (Fot. Alinari).

Liberata con pertinaci ed ardite intromissioni, colla forza delle armi e coi trattati, questa plaga del Valdarno dalla prepotenza audace dei signorotti, la Repubblica di Firenze dedicò ogni sua cura a dar largo sviluppo a questo luogo che doveva esser per lei e per il suo commercio centro di prosperità e di forza, e dopo averlo munito di mura gagliarde, di torrioni e di fossati, dette forma e regolarità all'interno fabbricato, traendo dall'esempio delle antiche colonie Romane quel tipo regolare, adottato successivamente nella costruzione di tutti i castelli del contado fiorentino.

Lotte, assedî, scorrerie, invasioni, saccheggi non mancano di essere registrati nella storia del castello di Empoli, il quale, come fu oggetto di grandi premure per parte dei Fiorentini, così fu costantemente mèta delle ambizioni e dei desiderî delle altre repubbliche rivali e di quella di Pisa in ispecie.

EMPOLI — GALLERIA DELLA COLLEGIATA — LORENZO MONACO: MADONNA E SANTI. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

De' molti avvenimenti che alla storia empolese si riferiscono, due specialmente meritano d'esser rammentati: il celebre consiglio che i Ghibellini vittoriosi a Montaperti tennero qui nel 1260 e nel quale sarebbe stata inesorabilmente deliberata la totale distruzione di Firenze, se Farinata degli Uberti con nobile e fiera arditezza non avesse difesa la patria a viso aperto; l'altro la espugnazione del castello per parte delle truppe mercenarie che muovevano ai danni di Firenze, avvenuta il 29 maggio del 1530, più che per valore di nemici o per impotenza degli assediati, per debolezza e forse per tradimento di due degeneri cittadini di Firenze.

La caduta d'Empoli, che il Guicciardini chiamò il granajo della Repubblica di Firenze, fu il colpo più fatale per la minacciata città, la quale, stretta da ogni parte, impotente a rifornirsi di vettovaglie, dovette cedere e rinunziare per sempre alla sua gloriosa libertà.