Il castello di S. Miniato ebbe in origine modesta estensione e le sue solide mura racchiudevano appena il cocuzzolo del poggio sul quale sorgeva la rocca imperiale. Di questa rocca, che fu gettata al suolo ed abbandonata, altro non resta oggi che l'alta e smantellata torre, che, simbolo di una potenza e di una grandezza tramontate, domina una gran parte del Valdarno e le vicine valli dell'Elsa e dell'Evola. Su quel prato deserto e silenzioso dove crescono e prosperano i fiori, a formare uno strano contrasto collo squallore di quel cupo rudere, fu la residenza degli orgogliosi Imperatori tedeschi, fu la dimora dei loro Vicarî e fra quelle mura, oggi rase al suolo, si svolsero truci e misteriosi drammi. Di uno, specialmente, è giunto fino a noi il ricordo, tramandato dagli storici: la fine infelicissima di Pier della Vigna, il celebre ministro di Federigo II, che caduto in disgrazia del suo signore, fu qui tratto in catene nel marzo del 1249 e barbaramente acciecato, sicchè in un impeto di disperazione si uccise fracassandosi il cranio contro le pareti del carcere.
S. MINIATO — CHIESA DI S. DOMENICO — AFFRESCO E TAVOLA DEL XV SECOLO. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).
Accanto alla torre eccelsa, dall'alto della quale lo sguardo può errar liberamente attraverso a mezza Toscana, sono stati incisi a ricordo del caso pietoso i versi di Dante:
«Io son colui che tenni ambo le chiavi
del cuor di Federigo e che le volsi,
serrando e disserrando, sì soavi
che dal segreto suo quasi ogni uom tolsi».