Attorno a Cascina, lungo le vie che solcano in ogni senso il piano popolatissimo, sorgono numerose chiese di antichissima origine e che conservano non poche tracce del loro aspetto primitivo, come Marcianella, S. Lorenzo alle Corti, S. Jacopo e Maria a Zambra, S. Giorgio ecc. Appena fuori di Cascina è la chiesa della Madonna dell'Acqua, elegante tempio a forma di croce greca, che fu ricostruito nel XVIII secolo col disegno del celebre architetto P. Ximenes.

INTERNO DELLA BADIA DI S. SAVINO. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

Ma, nel comune di Cascina meritano più che altro la nostra attenzione la chiesa della Madonna del Piano, ora S. Benedetto a Settimo, e la Pieve di S. Ippolito e Cassiano a Settimo. La prima, completamente ricostruita in epoca moderna, è interessante solo per le opere d'arte che vi si conservano, fra le quali va ricordato anzitutto un paliotto di marmo mischio, sul quale sono stati fissati bassorilievi, statuette, ornati che in origine dovevano far parte di un dossale d'altare, stupenda opera di scuola pisana de' primi del XIV secolo; va pure ricordata una tavola rappresentante S. Filippo Benizi, che i frati Serviti, ai quali fin da tempo remoto apparteneva la chiesa, avrebbero commesso ad Andrea del Sarto. Più importante dal lato architettonico è l'altra chiesa di S. Cassiano, che conserva intatto il carattere solenne e al tempo stesso elegante e suntuoso delle vecchie pievi pisane, che avevano la forma comune alle basiliche latine. Internamente è a tre navi, divise da archi che si svolgono sopra a colonne ed a pilastri, mentre nella parte esterna è tutta rivestita di marmi disposti con singolare armonia, ed ha le porte decorate di architravi nei quali maestro Biduino da Pisa scolpì con ingenua semplicità la risurrezione di Lazzaro, l'ingresso di Gesù in Gerusalemme ed una caccia di draghi. Nella chiesa, unica opera meritevole di speciale ricordo, è un bassorilievo della maniera di Andrea Della Robbia rappresentante S. Giovanni che battezza Gesù Cristo.

S. MICHELE DEGLI SCALZI PRESSO PISA — FACCIATA E CAMPANILE. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).

Un altro insigne monumento sorge poco lungi di qui in mezzo alla pianura; è la celebre Badia di San Savino che s'inalza imponente sopra ad un'altura artificiale. Nel 780 si ha ricordo che essa venne fondata da tre nobili fratelli pisani; ma, danneggiata dalle inondazioni dell'Arno, fu rifatta in luogo più adattato e convenientemente sollevata dal livello della pianura nel XII secolo. Prima dei Benedettini, poi dei Camaldolesi nel 1175, fu ricchissima di beni di suolo, di opifici, di mulini e questa sua ricchezza le fece subire la sorte comune alla maggior parte delle opulenti abbazie: quella di esser ridotta a commenda e destinata a saziare l'avidità di cardinali e di prelati benaffetti che in ogni modo ne sfruttarono le rendite. Papa Eugenio IV nel 1439 la restituì ai monaci; ma nel 1563 venne soppressa dal Granduca che ne concesse il pingue patrimonio all'Ordine militare di S. Stefano. Vista da lungi, la badia ha l'aspetto di un fortilizio, chiuso da un rettangolo di mura che racchiudono un terrapieno sul quale sorge la ben proporzionata chiesa di stile lombardo del XIII secolo. Dall'abside, s'inalza maestoso il campanile a forma di grandiosa e massiccia torre, traforata da ogni lato da numerose finestre. Senza cessare di servire ad uso monastico, la Badia di S. Savino venne adattata anche ad uso militare, perchè, data la sua posizione, poteva dominare facilmente i piani e le vie adiacenti e, prima i Pisani nel XIV secolo, poi i Fiorentini in epoca successiva, vi aggiunsero importanti opere di difesa.