REALE TENUTA DI S. ROSSORE — VIALE DI PINI. (Fot. Alinari).
I detriti dei due grandi fiumi, l'Arno ed il Serchio, che hanno le foci a breve distanza fra loro, la mobilità del fondo arenoso del mare, sono le cause del progressivo e continuo accrescersi della spiaggia, la quale d'anno in anno allontana sempre più il mare dalla città che fu un giorno una delle più grandi potenze marittime d'Italia.
UNA VEDUTA DI MARINA DI PISA. (Fot. I. I. d'Arti Grafiche).
Per farsi un'idea di questo notevolissimo guadagno fatto dalla terra sul mare, basterà ricordare la tradizione secondo la quale San Pietro, venendo d'Antiochia, approdò colla sua nave nel luogo dove, a ricordo dell'avvenimento, venne inalzata la stupenda basilica di S. Piero a Grado; e rammentare ancora come il monastero benedettino di San Rossore ed altro convento intitolato di S. Croce a Foce d'Arno fossero sulla riva del mare; mentre oggi tutte queste località sono distanti appena quattro chilometri da Pisa. Il mare formava allora attorno alla bocca dell'Arno una vasta e profonda insenatura, ad una estremità della quale era il Porto Pisano, così celebre nei vecchi ricordi della storia del medioevo.
Oggetto di lunghe e controverse discussioni è stata la designazione esatta della località dove Porto Pisano era posto; ma ogni dubbiezza è venuta a mancare, allorquando dal carattere delle costruzioni, dalla loro disposizione e dai tradizionali ricordi si è potuto dimostrare come la torre del Marzocco ed i resti d'altre torri che sorgono appena fuori di Livorno dal lato di tramontana, altro non fossero che le gagliarde fortificazioni inalzate a difesa del porto che era sicuro asilo delle galere della potente Repubblica, che di là mossero più volte a combattere quelle della rivale Genova. Del carattere di queste fortificazioni servono a dare un'idea abbastanza chiara le riproduzioni che possiamo offrire di Porto Pisano, tratte dagli affreschi del Camposanto di Pisa e da un antico marmo che si conserva nel Museo di Genova.
La pianura fra Pisa ed il mare è oggi occupata da un lato da campi ubertosi, dall'altro dalle boscaglie, dalle praterie e dai lunghi e pittoreschi viali di San Rossore, un delizioso luogo di caccia, dove la selvaggina indisturbata popola e rallegra le fitte selve e le tranquille rive dei laghetti e dei canali. La tenuta di San Rossore, che fu in origine una delle tante bandite della casa granducale toscana, acquistò fama ed importanza nel periodo in cui Firenze fu capitale d'Italia. Vittorio Emanuele la tenne come suo ordinario e gradito soggiorno e, lontano dagli splendori della reggia, cercò fra que' boschi annosi e le praterie infinite le quiete gioje della vita borghese. Spogliato d'ogni pompa e d'ogni apparenza regale, egli trovava in mezzo alle bellezze campestri di San Rossore le soddisfazioni più semplici e più gaje, lieto di vivere della vita stessa de' quieti e modesti abitatori di quei luoghi. Fu allora che vennero eretti in varie parti della tenuta edifizi dalle forme gaje ed eleganti, leggiadri riposi di caccia e quel vaghissimo casino del Gombo, allietato dalla solenne maestà del mar Tirreno e dalla gioconda bellezza dell'ampio parco.
San Rossore offre infatti le attrattive più gentili, più originali, più caratteristiche, giacchè la rigogliosa vegetazione delle piante tropicali, la presenza di mandre di dromedari e di cammelli gli dan la parvenza di una fertile plaga della costa africana.