— Pensavo a quello che hai detto.

— Ecco, dicevo che, presto o tardi, bene o male, finirei così. Meglio dunque valermi di questo mezzo per ottenere ciò che mi piace. Anche tu, in fondo, per quanto ne so io, devi press’a poco aver battuta la medesima strada...

E per soffocare la sua risata impertinente, nascose il volto contro la spalla del fratello, che cercava ora una sottoveste nell’armadio.

— Cosa ne sai tu? Cosa ne sai tu?...

— Eh, via, se non lo avessi capito da me stessa, c’è Paolo, e c’è il Riotti, che ne parlano quasi tutte le sere. Ma che buon profumo hai! Dámmene una goccia sul fazzoletto.

Egli prese una boccetta, ne tappò l’orlo con il fazzoletto minuscolo e due volte la capovolse.

— Anche qui... — fece la sorella, segnandosi l’alto del petto, su la mussola fina, che lasciava trasparir la sua gola. Dalla giacchetta sbottonata il petto le fioriva rotondo, come dal gonfio involucro la rosa muscosa che si apre nel mese di Maggio.

— Qui... — disse ancora.

Egli si rivolse la boccetta nel palmo della mano e con una leggera carezza le profumò la gola.

— Ti piace?