L’amava e non poteva tradirsi, l’amava e non voleva tradire lei.
— Non sai altro?
— Non so altro.
— Allora perchè ti affanni tanto? — fece Totò Rígoli. — Se fosse la tua amante non ne saresti più sovreccitato.
Il Giuliani, seccatissimo, uscì dal palco ed apparve in due o tre punti opposti del teatro, poi traversò la platea, venne fin sotto il palco d’Arrigo, tutto acceso in volto e così turbato che aveva un aspetto ridicolo.
Loretta, impassibile come una statua, guardava in aria, mentre il povero Giuliani non poteva capacitarsi della cosa. Sopra tutto non comprendeva come mai Loretta, che certo l’aveva già veduto, rimanesse tanto calma. Si avvicinò di nuovo al loro palco ed ebbe l’audacia di chiamar Arrigo per nome, augurandogli la buona sera.
— Addio, Rafa, — rispose Arrigo rapidamente. Ma finse tosto d’aver qualcosa a fare in fondo al palco e si ritrasse. Loretta non si scompose; guardò per un attimo il Giuliani, con un sorriso fuggevole, poi volse gli occhi altrove.
Perplesso e nervoso, Rafa se ne andò a fumare in ridotto. Ma non potè finire la sigaretta e tornò fra i suoi amici mentre cominciava il terz’atto.
— Ecco, adesso lo sappiamo chi è, — disse il Rígoli.
— Chi è? — fece Rafa, sgranando gli occhi.