— Hai avuta forse un’avventura con lei? — domandò uno spudorato.

Rafa si chiuse nelle spalle, imbronciato. Alcuni risero.

— Sta a vedere, — disse un altro, — ch’è proprio lei quel tuo nuovo misterioso amore!

— Siete pazzi da legare tutti quanti! — esclamò il Giuliani, volgendo la cosa in ridere.

— Guárdati nello specchio: sembri un ubbriaco. Ci deve pur essere qualcosa.

— Ma niente! ma niente! — fece Rafa seccato. — La conosco appena di vista e non supponevo affatto che fosse la sorella di Arrigo. Ne siete sicuri poi?

— Così ha detto la Clelia; domandalo a lei.

Alcuni zittirono i ciarlieri e la conversazione s’interruppe.

Rafa, che amava la musica, non avrebbe saputo dire quella sera che opera si desse. Ritto in fondo al palco, i suoi occhi eran come affascinati dallo splendore di Loretta e non poteva staccarli da lei. Ma nel suo buio cervello passavano in torma le più fantastiche idee. Si sentiva nello stesso tempo sorpreso, burlato, minacciato, ravvolto in un grande pericolo, in una tentazione più grande. Ella si era dunque divertita a sembrargli da meno che non fosse, gli aveva tutto nascosto, anche il suo vero nome, per apparirgli davanti una sera, inattesamente, al fianco d’un fratello temibile, affacciata sopra una platea che l’ammirava. Così bella infatti egli non l’aveva mai veduta nè così desiderabile. Perchè dunque si era lasciata seguire, avvicinare, tentare? Perchè aveva risposto alle sue lettere? Perchè, talvolta, se pur scontrosa e riluttante, si era lasciata baciare? Cos’era questa fanciulla emancipata, che passeggiava sola, che accettava convegni, che qualchevolta scivolava con lui fin su l’orlo della colpa, volandone via con la grazia d’una farfalla che gli lasciasse appena su le dita il bianco della sua cipria?

Si era divertita: ecco tutto. E forse, domani, dopo quel mutamento di scena, non avrebbe voluto continuare più nel suo gioco. Ma questo pensiero lo mordeva, lo atterriva, perchè tutta la sua vita era momentaneamente presa dal desiderio di lei.