— Me ne meraviglio nel senso che vi ho finora conosciuta sotto un altro nome.
— E non trovate naturale che avessi le mie buone ragioni per nascondervi la verità?
— Quali, se è lecito?
— Ma, Rafa, che domande mi fate! Il giorno in cui aveste saputo chi ero, avrei dovuto per forza interrompere la nostra conoscenza, non vi pare? Così ho preferito lasciarvi credere che fossi un’altra, una ragazza qualsiasi, una delle tante che s’incontrano per istrada...
— Oh, Loretta, questo non l’ho pensato mai.
— In ogni modo avete agito come se lo pensaste, e, poichè la cosa mi divertiva, io v’ho lasciato fare.
— Non dite così! Mi pare di avervi rispettata sempre.
— Per forza, mio caro!
— Sì, per forza... non dico di no; ma in ogni modo v’ho rispettata, e se aveste avuta in me tanta fiducia da confessarmi la verità, sarei stato ancora più paziente.
— No, Rafa, non vi faccio alcun rimprovero. Voi, oggi, avete il diritto di credermi una ragazza leggera: la colpa, in caso, è tutta mia. Lo riconosco. Mi son lasciata fermare per istrada, mi avete sempre veduta sola, e fino ad un certo punto libera; ho anche accettato qualche vostro ricordo, sicchè, ve lo ripeto, la colpa è mia. Però, però... adesso che mi conoscete meglio, non dovete giudicarmi solo dalle apparenze. Vi sono alle volte certe ragioni di famiglia che non si ama raccontare agli estranei. Certo io vivo in un modo un po’ singolare, ma questo proviene da tante cause che voi non conoscete.