Adelina invece appariva tutta fresca ne’ suoi diciassett’anni fiorenti; ma quel signor Arrigo la impacciava un po’, quando, invece di scherzare con lei come di consueto, veniva con quella sua faccia da can mastino e la guardava ogni tanto con i suoi occhi violenti come quelli d’un uccellaccio notturno.

— Cos’avete mai avuto a fare in tutti questi giorni? — domandò Clara finalmente, cercando che le sue parole avesser un tono scherzoso.

— Molte cose, — diss’egli. — Vi racconterò.

E súbito, per mutar argomento, si rivolse alla signorina:

— E voi, Lela, come va? — Cercava di sorridere, ma la sua faccia era contratta.

— Lela va benissimo, — rispose allegramente la fanciulla. — Mi pare invece che lei non stia molto bene.

— Perchè?

— Ma non s’è guardato nello specchio stamattina?

— Ah... non ho avuto il tempo di radermi la barba: ecco la ragione. Poi mi duole un po’ il capo.

— E non mangia?