— Senta, — fece Lela, — lei conosce bene il Max Borsaro, il minore dei due, non quello che fa il letterato, l’altro, il biondo?

— Sì perchè?

— Mi dica: è vero che s’ubbriaca ogni sera, e quand’è ubbriaco ne fa e ne dice di tutti i colori?

— Beve molto, è vero; ma ce ne son altri che bevono più di lui.

— Solamente lui, pensi, mi hanno detto che sia fidanzato con una mia amica, la Nónaro, pensi!...

— Ah, davvero? quella piccina, bionda, che si vede sempre in carrozza con sua madre, dappertutto?

— Sì, lei. Ha diciannove anni, pensi! È carina, ma non sa pronunziare l’esse; fa ridere. Poi ha la smania di parlar francese... noti, con una pronunzia deplorevole... Sì, quella insomma. Di fatti, l’altra sera, in casa De Vincenzi non è venuta. Il fidanzamento per ora non è ufficiale, ma tutti sanno che avverrà. E del resto, durante il carnovale, a tutte le feste non hanno fatto che ballare insieme, parlarsi piano e nascondersi.

— Se è vero, gli farò i miei augurii.

— È verissimo; glieli faccia pure. Lui è piuttosto un bel giovane, ma un ubbriacone a me non piacerebbe. Pensi che schifo avere un marito il quale sappia sempre di vino o di liquori! Lei non s’ubbriaca mai?

— Molto di rado, signorina...