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Ella incontrò Rafa due giorni dopo nel solito viale. Il Giuliani aveva talmente insistito per rivederla, ch’ella, temendo qualche sua temerità, non seppe rifiutargli un altro appuntamento. Arrigo non le parlava più di lui, anzi pareva che volesse ad ogni costo evitare questo penoso discorso. Ella indovinava l’oscura gelosia del fratello, ma, per un crudele istinto femineo, le piaceva talvolta esasperare in lui questa profonda irritazione. La giornata di corse, che aveva costretto Arrigo ad una lunga e tacita sofferenza, era stata invece per lei un godimento sottile. Ora la piaceva sentirsi avviluppata e contesa fra il desiderio di due uomini, e ciò sopra tutto le piaceva, perchè nella dura gelosia d’Arrigo vedeva più palese il suo violento amore. Di questi due uomini, uno rappresentava il gioco, l’altro il pericolo: due sensazioni che raramente vanno disgiunte. Al ritorno dall’ippodromo Arrigo non le aveva mosso alcun rimprovero, non le aveva detto la benchè minima parola intorno all’accaduto; s’era fatto solamente un po’ scontroso, un po’ aspro. Ed ella, sebbene maravigliata, non osò parlarne con lui.
Ma ora le premeva risolvere in un modo qualsiasi la sua malcerta situazione con Rafa. Ora che una passione struggente l’aveva tutta pervasa, continuar quel gioco le pareva inutile, più che inutile, sommamente dannoso. E tuttavia, nel suo scaltro animo donnesco, nella sua mente calcolatrice, le pareva peccato buttar via quella carta senz’averne conosciuto e valutato il preciso valore, chiudersi dietro le spalle una porta equivoca senz’aver prima guardato al di là.
Ora non pensava più di darsi a Rafa, nè per poco nè per molto denaro. Quelle speciose teorie, que’ gravi discorsi, che lì appunto, in quel giardino, gli aveva sciorinati con amabile serietà, quasi per dilettarsi nel recitare una commedia, si erano a poco a poco infiltrati nel suo cervello, ed anzi le pareva contenessero una incontrastabile verità. Ma invece, quello che un giorno era stato appena un sogno, un di que’ sogni assurdi che non giungon nemmeno ad invogliare la nostra tentazione, tanto ci sembrano lontani da noi, ora, che la sua fiducia in sè stessa era smisuratamente cresciuta e la vita le pareva più facile, quel sogno inverosimile si riaccendeva come una possibilità remotissima negli oscuri meandri del suo pensiero. Ella chiudeva in sè un torbido amore, ma sapeva che questo amore non sarebbe la sua vita; sapeva che questa sua disonesta passione avrebbe dovuto per sempre nascondersi, vivere così profondamente rifugiata nel suo spirito, che mai non fosse lecito ad alcuno indovinare il suo palpito. Ma, insieme, c’era tutta una vita da vivere, tutta una conquista da tentare senza esitazione, fosse pure a prezzo di qualsiasi frode. E in verità poteva darsi che quel buono, quell’innamoratissimo Rafa, arrivasse un giorno a commettere la più grande pazzia per lei, nè potendo altrimenti averla si lasciasse trascinare fino ad offrirle il matrimonio. Chissà mai? Ben altre, da una condizione minore della sua, eran salite più in alto ancora. O, se questo pure non accadesse, bisognava tuttavia rompere con Rafa quel mezzo legame ozioso e dannoso, sfuggirgli, dopo esser quasi scivolata fra le sue mani, e lasciarlo perplesso, deluso, nei vincoli d’un amore insoddisfatto, perchè, se caso mai ella s’avesse a pentire della propria risoluzione, potesse in ogni tempo ritrovarlo qual era: un uomo capace di gettare a’ suoi piedi tutto quanto può sedurre un desiderio femminile, e comprarla, sia pure, ma comprarla sontuosamente. Voleva insomma non perderlo per sempre, ma fargli tuttavia comprendere quanto vana era l’insistenza de’ suoi tentativi.
Del resto il matrimonio non la seduceva oltremodo; era troppo giovine, troppo curiosa di sensazioni, troppo ansiosa di piaceri, perchè la famiglia, anche la più ricca, potesse avere molto fascino sopra di lei. L’altra vita invece la tentava, quella che nessuna legge severa governa, nessuna immutabile fedeltà, quella che miete nel piacere come una falce instancabile nei prati più folti, quella che seduce il frivolo cuore della donna con più forti allettamenti.
Aveva un suo recondito sogno: voleva cantare, essere un’artista, libera, festeggiata, corteggiata, famosa... Di ciò non si era confidata con alcuno, forse per una timida gelosia di fanciulla, ed anzi voleva tacere, finchè non le paresse giunta l’ora propizia.
Da principio aveva sperato di trovare in Arrigo l’uomo che volesse aiutarla nel compiere il suo grande sogno; era stata sul punto di confidarsene con lui, ma s’era presto avveduta che Arrigo non le avrebbe favorito quel disegno, ed ogni giorno più smarriva il coraggio di parlarne con lui a cuore aperto.
Il solo che l’avrebbe ciecamente ubbidita, il solo che avrebbe potuto con ogni mezzo appianare la sua difficile strada, era dunque Rafa, il suo devoto e ricchissimo Rafa; perciò non lo voleva del tutto perdere, allontanandolo da sè irremediabilmente.
— Siete stato un poco temerario!... — ella disse per prima cosa, quando s’incontrarono.
— Ti sembra? Era la cosa migliore che potessimo fare. Ci pensavo da tempo. Adesso che ti son stato presentato da tuo fratello, tutto diventa più semplice.