— Cioè?

— Cioè debbo dirvi che a questo modo non è possibile continuare. Ho paura; sento che corriamo incontro ad un pericolo molto grave.

Egli cercò di prenderle il braccio, amorosamente.

— No, lasciatemi, — disse Loretta sciogliendosi da lui. — Non posso far altre pazzie. Ho commessa una leggerezza imperdonabile, ve lo ripeto, ma spero che sarete così gentiluomo da non farne troppo ricadere il peso e la vergogna sopra di me.

— Allora, tutte le volte che ti vedo, Loretta, mi accogli a questo modo? — egli esclamò con una voce dolorosa ed umiliata.

— Ma cosa volete che faccia, santo Dio! Mi trovo io stessa in una condizione insostenibile. Voi mi siete simpatico, Rafa, oserei dire che vi voglio un poco di bene... certo non vorrei parervi brusca... ma voi mi scrivete certe cose, mi costringete a certe cose, che io non devo nè ascoltare nè fare. Insomma, ragionate un poco: io sono una signorina, dopo tutto, una vera signorina, ed ormai lo sapete... Dunque il fatto solo che mi trovi qui, con voi, è già un pericolo gravissimo; non vi pare?

— In questo hai ragione. Ma perchè rifiuti allora tutte l’altre mie proposte? Non vuoi vedermi altrove che in questo giardino, forse per diffidenza, forse per paura....

— Certamente ho paura, non lo nego: paura.

— Ebbene, fídati una buona volta! La tua paura è insensata! Non sono certo un uomo capace di atti brutali. Vieni almeno in un luogo dove si possa parlare; qui non è possibile.

— E dove allora?