— Sì.

— Allora digli ch’è un imbecille! Al suo posto io t’avrei già presa.

— Perch’è parli così, Rigo? — ella gli aveva domandato con le lacrime agli occhi. E lui a scrollar le spalle, senza rispondere. Poi l’aveva pregata che se n’andasse, perchè gli doleva il capo e voleva rimaner solo. Ma su l’uscio se l’era presa in braccio, se l’era stretta fra le braccia, con passione, e l’aveva spinta fuori.

Più tardi, verso la sera, con il pretesto di chiedere una informazione al padre, era venuto a casa loro, forse per vederla un momento, per sorriderle un attimo, dopo essere stato così ruvido.

E s’erano baciati ancora, di nascosto, con più ansia, nella casa paterna.

Ella non poteva comprenderlo bene. Forse lo struggeva una sciocca gelosia di quest’uomo che in fondo ella derideva e sul quale faceva un calcolo così diverso, così lontano dall’amore. Ma ell’avrebbe rinunziato mille volte a Rafa, s’egli le avesse detta una sola parola! E perchè non la voleva? Perchè faceva sopportare ad entrambi, con tanta ostinazione, una sofferenza così logorante?

Dietro la cancellata vide l’automobile ferma; vi corse rapida, vi entrò. Gli ordini eran già dati al meccanico: partirono in fretta.

Nel caldo pomeriggio le campagne sfavillavan come oro: la strada era sovrastata da una ferma nube di polvere: i carri enormi, carichi di mobili o di mercanzie, trascinati da molti cavalli in fila, ne ingombravan il mezzo e si scostavan lenti, con un gran scricchiolare, ai segnali della tromba. Quando un’altra automobile passava, rapida, con urli di sirena, tutto, per un lungo tratto, s’annebbiava in un folto polverìo, tutto: anche il sole.

Rafa le metteva un braccio intorno alla cintura, ella cercava di respingerlo, ma debolmente; non era più nè loquace nè gaia.

— Vedete, — diceva, — non posso fidarmi di voi...