— Loretta!... — egli fece, supplichevole.
— No: assolutamente!
— Ebbene, ascolta. Se, dopo averti parlato, rimarrai nondimeno ferma nella tua decisione, ti prometto che farò tutto quanto posso per riuscire a dimenticarti. Va bene?
— Andate avanti, — ella disse, — vi seguirò.
Il giovine svoltò per un viale che s’infoltava tra gli alberi; ella fece un lungo giro. Camminava piano, pensierosa, nervosa; con l’ombrellino molestava l’erbe sul margine dei prati. Si trovava in uno stato d’animo quanto mai perplesso. Nonostante le sue lunghe riflessioni, ora non comprendeva più sè stessa, nè il fratello, e non sapeva più che farsi di questo Rafa così devoto e così ricco. In fondo al cuore ella si sentiva anche triste; l’amore la struggeva, la malinconia saliva dal fondo del suo essere, causandole una specie di lenta soffocazione. Il giorno prima era stata nella casa d’Arrigo, perchè non poteva più rimanere senza vederlo; lo aveva trovato assorto e quasi ostile. Non l’aveva baciata, non s’era lasciato baciare; aveva cercato mille pretesti per mandarla via, e, vicino a lei, pareva su le spine. Di Rafa non aveva neanche voluto udir parlare; le aveva detto ruvidamente:
— Fanne quello che vuoi! Non m’interesso più di nulla.
Ed ella si era fatta mansueta, aveva cercato di carezzarlo, gli aveva detto:
— Lo dovrò vedere domani: dammi un buon consiglio.
Allora egli s’era messo a ridere, d’un riso acre, malvagio, di cui ella non poteva intendere il senso; poi si era messo a camminare per la stanza, concitato, accigliato.
— Lo vedrai domani?