— ... poi, un giorno ch’erano seduti presso un ruscello d’argento a prendere il fresco, la bambina disse al peccatore: Portami un bell’anello se mi vuoi.

— Allora?

— Il peccatore venne il giorno dopo con una collana di perle, con un fermaglio d’argento, con uno specchio d’oro. Ma la bambina disse: Portami un bell’anello se mi vuoi.

— Allora?

— Il peccatore venne il giorno dopo, e le promise un castello, un giardino, un lago, una foresta, un fiume. Le promise molti cófani pieni di gioielli, molte guardarobe piene di broccati, un letto d’oro, un’arpa d’oro, una scuderia con cento cavalli... Ma la bambina disse al peccatore: Portami un bell’anello se mi vuoi.

— E come finì?

— Andò a finire che al mese di Maggio se la prese il mugnaio... per un fiore.

Ella si mise a ridere, sommessamente, con ironia, della sua fiaba improvvisata, e senza nascondere il rossore che tuttavia le dava la sua temerità. Poi congiunse i palmi, appoggiò le labbra nell’incavo dei due póllici, e parve assorta in una lunga preghiera.

Ma egli restò confuso e non seppe con quali parole rispondere alla sua fiaba. Quell’allusione lo aveva un poco sbalordito, se ne vergognava egli stesso più di lei.

— Allora tu sei la bambina che va al mulino, per prendere farina, tutte le mattine... non è vero? — disse finalmente, continuando la celia.