Eran poi scesi a pianterreno, discorrendo fra loro di cose gaie, s’eran fatto apparecchiare un tavolino sul terrazzo ed avevano comandato copiose vivande, perchè una fame robusta li pungeva dopo quella giornata d’aria libera.
Le vetrate erano aperte verso il giardino; gli sciami notturni, densi come polvere infuriata, ronzavano in larghi túrbini assalendo i globi elettrici sospesi nella compattezza del fogliame; saliva dietro la montagna dell’altra sponda una mezzaluna bianchissima nel cielo ancor pieno di crepuscolo.
Molta gente pranzava intorno a loro, e Loretta, curiosamente, osservava l’un dopo l’altro que’ numerosi commensali. Parlando, considerava i gioielli che vedeva brillare indosso alle signore, poi sorrideva di certe scollature ferocemente ossute, di certe pettinature strette e rade come gomitoli venuti agli ultimi fili. Ma v’eran lì presso tre giovani signore, che Arrigo suppose fossero Americane, le quali, senz’essere compiutamente belle, pur avevano in tutta la persona que’ robusti e gentili segni di eleganza che formano la particolare bellezza di questa nuova stirpe atlantica. Simili per nobiltà di sembianze a giovani dogaresse, queste repubblicane d’oltremare possedevano già, nei loro profili antichi e limpidi, quella verace purezza di origine che in esse, figlie di mercanti, consacrerà l’imminente aristocrazia. Erano vestite con amabile sfarzo, erano coperte di gioielli, e Loretta le ammirava.
— Vorrei essere molto ricca per avere un bel filo di perle, — disse al fratello con gelosia, toccandosi la gola nuda, che portava la sua gioventù come una stupenda collana.
— Ti piacciono tanto le perle?
— Sì, tanto! Sono il gioiello che preferisco.
E soggiunse con una specie di rancore, dopo aver riflettuto:
— Com’è stupido esser poveri!
— Allora, — egli le domandò, guardandola — tu vuoi diventar ricca ad ogni costo?
— Io sì! — rispose con fermezza. E l’avidità, la venalità, il piacere del lusso, la smania di molte ambizioni ancora insoddisfatte balenarono insieme nel suo volto.