E le tese la mano sopra la tavola, quasi volesse far la pace con lei.

Era molto ghiotta, le offrivano cose delicate, poi quel giorno aveva molta fame: dimenticò.

— Voglio bere un bicchiere di Champagne, — diss’egli, — come la prima sera che abbiamo cenato insieme, ti ricordi?

— Io mi ricordo ogni cosa ch’è stata fra noi, — ella rispose con tenerezza. — Tutto ricordo, e non dimenticherò.

Il maggiordomo portò la bottiglia senza romperne i suggelli, poi la ravvolse, l’imbavagliò, d’un tovagliolo bianchissimo, e la mise a raggelare in un secchio appannato, che un treppiede reggeva presso la tavola. D’improvviso ella fece una riflessione:

— Vorrei sapere cosa la gente pensa di noi.

— Perchè?

Ella segnò con un gesto solo sè stessa, lui, la bottiglia di Sciampagna:

— Scommetto che mi prendono per chissà chi... — disse. — Veramente non ho l’aria d’essere tua sorella, nè tua moglie.

E rise; la sua bocca umida scintillò d’un riso inverecondo.