— Scommetto — riprese — che mi credono magari una «cocotte»!

— Sei pazza! — esclamò il fratello ridendo egli pure.

Ma questo nome non le dava noia, che anzi pareva in un certo senso lusingarla e chiudere nella sua volgarità un significato pieno di seduzione.

Voleva dire per lei possedere molti armadi stracarichi d’abiti sontuosi, molti cofani pieni di gioielli splendenti, e ballare nei carnovali, e ridere nelle cene, ed avere nella sua casa profumata un gran letto d’amore.

Ella si sentiva invincibilmente attratta verso questa vita di piacere, nè il suo corpo era fatto per il desiderio d’un uomo solo. Non albergavano in lei sogni di maternità e di famiglia, ma il suo cuore volava impaziente in cerca d’altre gioie meno tranquille. Quella bottiglia di Sciampagna, che le metteva nel capo tanti pensieri giocondi, non era per lei solamente un vino aggradevole al suo palato, ma un simbolo quasi di tutta quella vita che le piaceva ed a cui la chiamava un fervido bisogno di godimenti. Ella voleva essere desiderata, infondere il piacere, prodigare la gioia, perchè la sua missione femminile non altra era se non quella di tentare, di esasperare, d’infliggere con il suo corpo voluttuoso il tormento e il gaudio che ardon nell’essenza dell’amore.

Il turacciolo saltò con rumore sotto la furia della bianca spuma e dalle coppe ricolme sprizzarono minutissime scintille. Ella v’intinse le labbra, golosamente, bevve d’un fiato; egli sorseggiò il bicchiere con lentezza, guardandola; poi si fece ricolmar la coppa e la bevve d’un sorso.

Un’orchestra nel giardino attaccò il valzer della «Vedova Allegra»; dietro un gruppo d’alberi s’intravvedevano confusamente i suonatori, seduti in cerchio sovra un palco rotondo, illuminato a palloncini giapponesi, che di quando in quando il vento faceva oscillare.

I gelsomini di bella notte spandevan nell’aria limpida ondate di buon odore.

— Com’è bello qui! come tutto è bello qui! — ella esclamò gioconda. — Ma tu non parli... Che hai?

Egli aveva bevuti tre o quattro bicchieri di Sciampagna, l’un dietro l’altro, cupamente; si mise a ridere d’un riso innaturale e disse: