— Ascolto la musica; questo valzer è una persecuzione, lo suonano dappertutto.
— Mi piacerebbe ballarlo, — ella disse; — ballarlo con te.
Sotto la tavola, con il piedino calzato di raso, batteva il ritmo della danza. Riempiron le coppe un’altra volta, e furon vuote. Le saliva, da quel vino pungente, un calor lieve alle gote; i suoi occhi brillavano fra le ciglia orlate d’un luminoso tremito. Ora, godendo il caldo benessere che le scorreva per le vene, s’abbandonò indietro, contro la spalliera, tese le braccia nude su la tovaglia, e sorrideva come in un rapimento, in una estasi che le avvolgesse tutto il corpo, tutto il suo morbido corpo desideroso.
— Se fossimo soli ti bacerei... — confessò con un leggero tremito.
Di là dalla vetrata, nel giardino, una grande magnolia si vestiva d’argento nel chiaro di luna, portando sovr’ogni ramo un magnifico fiore.
Ella poggiò i due gomiti su la tavola e si prese la faccia fra le mani:
— Senti....
— Di’.
— Vienmi vicino, più vicino....
Egli si sporse innanzi per udir le sue parole.