— È vero, — ammisero gli altri due gentiluomini.

Il signor Gian Giorgio, che ascoltava, stando appoggiato col gomito su due pezze di stoffa, si lasciò increspare la bocca da un sorriso discreto e misterioso.

— Perchè ride, signor Giorgio? — disse don Antonino.

— Oh, nulla, nulla... — egli fece, come chi voglia schermirsi dal raccontare una cosa delicata.

— Lei ne sa qualcosa, via! — lo istigarono i tre, incuriositi.

— E loro no? loro non san niente? — malignò l’artefice d’eleganze, arrotolando il metro che gli pendeva dal collo.

— Noi? Ma niente affatto! — risposero i tre. — Via, ci racconti.

— No, no, mi secca... Perchè potrebbe anche non esser vero, ed in ogni modo queste cose è meglio non divulgarle.

— Gian Giorgio! Gian Giorgio! non facciamo il misterioso! Con noi... via!

— Pare, — disse l’altro a bassa voce, — pare... Ma sanno, io lo ripeto perchè l’ho inteso dire... qualcuno lo raccontava oggi in sala di prova... sarà, non sarà...