La strada si lanciava innanzi, bianca e vampante, sotto la sferza del sole d’estate. L’automobile volava; la campagna carica di messi d’oro mandava una luce abbagliante, fin dove, all’estremo limite, la copriva il cielo.
Rafa era curvo sul volante; Loretta vicino a lui, ravvolta il capo in un velo azzurro, guardava la strada fuggire, splendere, ardere: ne sorrideva impaurita. L’automobile era carica de’ suoi bauli; egli finalmente la conduceva nella chiara villa preparata per lei.
Dietro di loro la città, ravvolta in un fascio di sole, mandava nel cielo scintillante il fumo de’ suoi laboriosi opifici; le spirali gonfie si allargavan lentamente nello spazio, come strani fiori fatti d’aria e di caligine che il vento sfasciasse a poco a poco. Le prime colline apparivano all’orizzonte, fertili di antichi boschi e di giovini praterie; più distanti, quasi cancellate nella rossa veemenza del giorno, le azzurre Alpi segnavano al confine dello spazio una diga scintillante.
La strada, fiancheggiata da pochi alberi polverosi, correva diritta fra campi coltivati, assottigliandosi laggiù, nella distanza, come un brillante sentiero. Tutto all’intorno l’occhio spaziava: i campanili delle chiese, le finestre delle fattorie mandavano di lontano un balenìo fermo, come se dentro le consumasse un incendio.
Un branco d’oche traversava la strada; l’automobile vi passò nel mezzo, disperdendole per ogni lato con un furioso battere d’ali, così come il vento sperde una manata di piume. La piccola guardiana scalza, che s’era insiepata, strillò di paura.
Loretta si volse a guardare se qualche oca fosse rimasta schiacciata; ma non vide che una nube di polvere, gonfia come un lenzuolo pieno di vento, che saliva in alto, vorticando.
— Certo ne hai ammazzata qualcuna... — ella disse con voce piena di compassione. — Corri troppo forte!
Rafa si mise a ridere; il meccanico ch’era nell’interno della vettura si sporse avanti e rispose:
— No, signora, nessuna: ho guardato io.
Loretta si consolò. Erano giunti in fondo alla dirittura, compariva un villaggio e bisognò rallentare.