In lei, come nel viso del fratello, si dipinse fuggevolmente una malvagia e tetra collera.
— Io non t’ho fatto alcun male, — ella disse recisamente, con piena certezza.
— Tu?
— Alcun male, — ribadì, più recisa.
Egli si levò d’un balzo, livido, come per afferrarla.
— No, non toccarmi! — ella comandò, proteggendosi con entrambe le braccia. — Se mi volevi, ero tua; di me avresti potuto fare liberamente quello che ti piaceva... Non dimenticartene!
— Che dici? — mormorò egli, sorpreso da queste parole, colpito in pieno da questa verità.
— Quand’ero, come hai detto, una bambina, quando venni per la prima volta nella tua casa, e dopo, e sempre, fino al giorno in cui fuggisti, potevi fare di me quello che ti piaceva. Io non mi sarei vendicata nè lagnata, mai.
Fece una pausa ella pure, poich’egli taceva, percosso di meraviglia.
— Ma ora cosa mi domandi? — soggiunse Loretta.