Ella taceva. E questo silenzio lo esasperava benchè facesse uno sforzo indicibile per continuare su quel tono di burla.
— Mi ricordo, — incominciò, — d’un giorno del mese di Marzo, quando sei venuta a trovarmi nella mia casa per la prima volta. Io dormivo. Allora eri quasi una bambina, o parevi esserlo, e mi hai mostrato un braccialetto d’oro. Già!... e adesso quella casa non l’ho più, o per lo meno debbo lasciarla, perchè c’è stato uno scandalo e si evita di salutarmi... Lo sai? Vuol dire che l’avrai tu, una casa, e più bella e più ricca della mia, poichè Rafa spende volentieri. Se però non ingrassi troppo... Rafa, ti avverto, ha in orrore le donne troppo grasse. Poi mi ricordo anche d’una gita che si fece insieme, su le rive di un certo lago... Ma fu per una notte sola; tu ne hai perduta forse la memoria frammezzo a tante cose.
La guardava, la interrogava, la intimidiva con i suoi sinistri occhi.
— Raccóntami dunque un po’ della tua vita!... Non ti rimane più voce?
La sorella domandò con un accento fermo e semplice:
— Perchè sei venuto?
Egli la fissò un momento, con gli occhi lucentissimi:
— Passavo di qui, — rispose; — il muro non è alto; ebbi voglia di farti una visita.
— Perchè sei venuto? — ella ripetè ancora, con una voce più profonda.
— Ah!... Forse pensavi di non rivedermi più? Avevi già messo il cuore in pace?