— Vieni, vieni avanti! — lo esortò Arrigo. L’altro s’avanzò, con una certa cautela, inchinandosi.

— Vedi questa bella signorina?

— Certamente, signor Arrigo, — fece il domestico, sorridendo con un di que’ sorrisi ambigui e scaltri che distinguono il servo iniziato alle segrete galanterie del suo padrone.

— Bene; preparale un buon tè, ma prima esci a comperare una dozzina di «marrons glacés». È mia sorella.

— Sua sorella, signor Arrigo?... Toh!... non lo volevo credere. Infatti, infatti le somiglia!

— Eh, sì, come due gocce d’acqua!

Tutto questo divertiva la fanciulla, e dava un sapor nuovo d’intrigo e d’avventura galante, sebbene il protagonista non fosse altri che suo fratello.

Il domestico se ne andò.

— Hai sonno ancora, forse?

— No, mi sono riposato abbastanza; rimango disteso per pigrizia.