— Fumi anche tu?

— Sì, qualchevolta, di nascosto.

— E non ti fa male?

— Male? Tutt’altro!

Ella prese una sigaretta fra le labbra sottili, si chinò ad accenderla su la brage di quella che fumava il fratello, accavallò le gambe una su l’altra e rimase a guardare il fumo, che, simile ad una larga sciarpa, le rannuvolava intorno. Aveva in quell’attitudine un non so che di frivolo, di leggiadro e d’impertinente, che la vestiva d’una grazia squisita.

— Senti, Arrigo, — ella fece dopo una pausa; — il tuo domestico mi ha guardata in un modo strano e quasi non voleva lasciarmi passare. Certo mi ha presa per una tua amante... Ne vengono molte qui?

— Sì, qualcuna, — egli ammise ridendo.

— Allora io gli ho detto: «Sono sua sorella»; e son venuta avanti. Ma forse non mi ha creduto. Poco male!

— Ora lo chiamerò, — disse Arrigo, — perchè prepari una tazza di tè; così farete conoscenza.

Premette sul campanello e Filippo indi a poco apparve, dopo aver bussato cautamente all’uscio.