Noi siamo la macchina da lavoro, forte, monotona, paziente; qualchevolta la somma nostra opera è un'attribuzione così elementare che non basterebbe neanche ad un cavallo. Solamente il cavallo non avrebbe mai la costanza di continuare a compierla. Siamo davvero i mediocri, e per questo alcuno vuole che noi si tocchi da più vicino la felicità. Non è vero.
Il nostro Santo Patrono è il 27 del mese!
Entra il Coro dei Fannulloni:
(L'Orchestra dondola e si bea, con lievi sbadigli, come un uomo in panciolle.)
Noi facciamo girare il pollice destro sopra il sinistro;
sotto il sinistro il destro.
La nostra occupazione è quella di far niente, cosa che molto spesso affatica. Pur non facendo niente, si riesce a variare il genere della cosa che non si fa. Inoltre, per strano che paia, la nostra è l'occupazione più naturale all'uomo.
I Pensatori che sono arrivati all'apogeo della comprensione umana trovarono che il meglio fosse non far niente. A questa verità sublime i Pensatori son giunti con molta fatica; noi l'abbiamo trovata súbito.
In ultim'analisi, l'ideale d'ogni uomo che lavora, è quello di potersi un bel giorno concedere il lusso di non far niente. Chi meno lavora è più stanco; per voi che lavorate, la vostra fatica diventa una pace; per noi che non facciamo niente, la nostra pace diventa una fatica.
È un mestiere anche il nostro, sebbene il prossimo non se n'accorga. Non crediate che bisogni esser molto ricchi per non far niente; anche il poverissimo può non far niente. Basta che voglia; è questione di carattere. V'è una gioia grande nel pensare che si potrebbe fare la tal cosa, mentre non la si fa; una gioia più grande nel vedere che gli altri sudano e dimagrano, mentre noi si vive in quiete.