Ragione? parola ermetica e proteiforme chiusa nel più satirico poema della letteratura umana. È un lirismo aver ragione, com'è un paradosso aver torto.

Se così non fosse, a che mai servirebbero gli avvocati?

L'avvocato:

Servono così poco, Eccellentissimo Presidente, che nessuno fra noi si riduce a far soltanto l'avvocato: uno si occupa di politica, l'altro di giornalismo, il terzo specula, il quarto fa il cantante, il quinto scrive drammi, dieci tengono agenzie, trenta fanno l'assicuratore, migliaia quel che capita, e gli altri, che sono la maggioranza, — non fan niente.

Perlocchè, Presidente Eccellentissimo, noi si vivrebbe a meraviglia, se anche Lei scoprisse dopo tanti secoli quel corpo semplice che si chiama Ragione!

Il cantante:

Ho la voce d'oro! Sono il più gran tenore vivente! Non è merito mio: l'ugola! Oh, l'ugola! Guai se mi cadesse un pulviscolo su le corde vocali! Quanto mi fanno pena gli uomini che non hanno voce! Come dev'essere miseranda la vita senza una bella voce! Non potersi godere il delirio delle platee! l'applauso frenetico di tremila spettatori che non fanno con seimila mani tanto rumore quant'io ne faccio con un do!

Sicuro, le donne mi scrivono bigliettini profumati!... Carucce! poverucce! come siete buonine! Vi piaccio? si sa! una voce d'oro! un bel corpo! Quando sono in scena, osservo che mi guardate le gambe! Oh, le parti nelle quali posso mettere una maglia attillata, un bel cappello di piume! Diecimila lire per sera a New York; a Messico mi hanno staccato i cavalli, e quando sbarco a Buenos Aires la banchina è una foresta di fiori! Cantare... ecco lo scopo della vita, cantare! Uh!... chiudete quella finestra! L'ugola, per amor del cielo!

Come dite, Compare? Una serata in presenza dell'Imperatore di Germania? Peuh... siii... vediamo: quanto mi si offre?

E tu, Meridiana caruccia, domani alle cinque, se vuoi... Ti farò telefonare dal mio segretario.