I miei amici contano i whisky che bevo per sapere come devono trattarmi; il «barman» li conta per farmeli pagare; il solo che non li conti sono io, per modestia, perchè non tengo ad umiliare nessuno. Toh! mi fischia l'orecchio sinistro, lato del cuore... È probabile che si parli di me; forse la mia amante mi sta facendo le corna... A me non importa quasi niente.
Il Blak-and-White Whisky è migliore che la donna.
curu — curu — curu — curucù!
Il giovine marchese:
La signora elegantissima di cui sono — sia detto inter nos — l'amante, mi ha telefonato ieri al club per domandarmi se potessi accompagnarla al tè-tango della principessa. Pur troppo sono giunto in ritardo, perchè stavo giocando a baccarà e non ero, fra l'altre cose, in «dorsay.» Mi son presa quindi una ramanzina coi fiocchi, due anzi: la prima da lei, molto ironica; la seconda, molto affettuosa, dal marito... pazienza! Il mio mestiere è di fare il giovine marchese: non so veramente se mi diverto più io, o si divertono più gli altri. La mia vita somiglia molto al meccanismo d'un prodigioso fantoccio di stoppa; ho da quando son nato la soddisfazione di sentirmi chiamare signor marchese; so che la gente mi crede un imbecille, e quasi quasi lo credo anch'io. Ma non ho mai sentito il bisogno d'essere intelligente; forse questa è la ragione per cui non lo sono. Si può vivere con molto spirito senza darsi la pena d'essere intelligenti. La vita è stata per me un bel tappeto di damasco e vi sono passato sopra senza lasciarvi nessuna impronta. Le donne mi hanno amato, gli amici mi hanno adulato, gli uomini d'ingegno m'han fatto qualche bell'inchino; so vagamente che si può esser poveri, mangiar male, aver sfortuna, trovarsi presi nella tragedia... ma tutto questo è quasi una piccola storia che mi sembra d'aver letta in un bizzarro libro. So per conto mio che lo scopo della vita è questo: godere per abitudine, godere con noia, godere con facilità. Mi resta solo da decidere in cosa consista il godimento. Alle volte provo quasi la tentazione che mi capiti una disgrazia, per poter godere anche il dolore, quest'unica gioia che non ho sofferta mai.
***
(Con affabilità il giovine Marchese accoglie, sebbene occupatissimo, l'invito del Cavalier Compare a far parte di questo Giurì, e per amore di sollecitudine il Marchese presenta il Cavaliere della Films al giovine filosofo alcoolista, che offre da bere, indi accetta. Il triumvirato quindi si ritira, e nell'attesa del responso le parti contendenti se ne vanno per i fatti loro. Ma già quivi la bellissima etèra Meridiana ritorna constellata della veste più bella che mai mettesse, cerulea tanto che par tessuta con l'aria d'un giorno di primavera. Una rete impalpabile ricopre la stoffa eterea, dentro questa rete s'impigliano gemme. Così bella è, che tutta una schiera di giovini le muove appresso per corteggiarla.)
Entra il Coro degl'Incompresi:
(Nell'Orchestra in sordina voci funebri ma irate; sinfonie di strumenti bizzarri; ocarine, oboè.)
Nunc et in hora mortis nostrae... Amen.