— Veramente, o Paride, se questa è la ragione, cercherò d'essere o di parere assurdo anch'io.
— Ascolta, Menelao: compiresti un tentativo dannoso e vano. Assurdi si può essere solo per incoscienza ed ogni riflessione bandisce l'assurdità, che fra tutte le cose del mondo è forse la più bella. Non ti provare, non ti provare! perderesti oltre che il tempo anche la pace.
— Veramente, o Paride, ch'io la perda ma che si tenti ancora questo mezzo estremo! Voglio pur io, prima che la giovinezza fugga, profumare di sciolte capigliature il mio guanciale tepido, vedere due belli e turbati occhi piangere di svenimento, e per commosso amore piangere di me! Voglio pur io, ne' miei tardi giorni di vecchiaia, posseder qualche lettera un po' gialla da rileggere sotto il lume! Poichè vedi, o Paride, tu forse hai sfogliato le rose a' tuoi piedi senza conoscere quanto sia dolce il profumo delle rose... Quelli soli che non sfogliarono ghirlanda, san comprendere il profumo che v'è nel calice d'una rosa.
— Ascolta, Menelao; non sono lungi dal darti ragione. Certo non se' tu il primo a conoscere che la rinunzia è il più fino epicureismo della vita, laddove il possedere addormenta e sfiducia come tutte le verità. Da buon amico e da fratello vo' che tu sappia questo: io t'invidio per il tuo digiuno e per la tua sete, per la tua febbre che non si pacifica e per l'anima tua che nel desiderio spera! T'invidio, perchè davanti a' tuoi occhi vive ancora un'immagine che ho perduta: la Donna, e regna nel tuo spirito ancora un miracolo nel quale non credo più: l'Amore.
— Veramente, o Paride, io darei tutte queste belle cose per un bacio comprato senza denaro, e mi piacerebbe assai che la tua sconsolatezza divenisse mia. Mentre le tue parole cercan d'essermi un conforto, io non cesserò dal volgere nello spirito questo enigma insoluto: — perchè non vollero amarmi le donne, che amarono te?
Interviene la Voce dell'Indefinibile:
Fra voi che siete germani, stava, o germani, la mia vasta Ombra.
Il Parassita che torna da una visita di digestione:
A momenti mi usciva un tale sbadiglio, povera baronessa, che l'avrei fatta inorridire! Oh, la noia suprema di ringraziare la gente che ci ha dato da mangiar male! Queste famiglie ricche non hanno palato, trangugiano qualsiasi cosa, ed io mi guasterò lo stomaco se non cambiano i cuochi. L'ho fatto capire alla baronessa con bella maniera. Conosco tre sole case dove s'imbandisce una buona tavola, ma nel mio giro non vengono che tre volte al mese. Per fortuna ho potuto provvedermi d'un buon sigaro e di qualche sigaretta egiziana mentre aspettavo la vecchia baronessa. Temo però che il maggiordomo se ne sia accorto, — questa volta oppure un'altra, — perchè nell'anticamera m'ha guardato male. Questi lacchè non perderanno mai il vizio di spiare traverso le serrature!
Stasera sono invitato a pranzo da un rimbambito che mangia solo carni bianche, — mi farò prestare cento franchi, — e in teatro da una vedova che affligge il prossimo con tre orribili signorine. Il palco è d'angolo, avrò dunque la delizia di non vedere un bel niente! Questi sono inviti che si chiamano passività...