— Non sono mai riuscito a fare la terza bolla prima che scoppino le altre due.
Taracium! cium! cium!.. Quando sarò grande farò il soldato.
Oh, guarda, che sembra un Albero di Natale quella bella signora!
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(Senonchè, già stanca di udir vantare la cerulea sua veste, con quella instabilità ch'è propria delle donne troppo lusingate la bellissima etèra Meridiana dice al suo Damo che amerebbe andarsene di bel nuovo a diporto per la città, e sol le manca di mutarsi l'abito, ciò ch'ella farà con speditezza mentr'egli cerchi di patrocinare la Commedia senza che gli ascoltatori languano di soverchia noia. Con bel garbo il Damo Cavaliere l'accompagna fino al limitare dello spogliatoio, e veduta quivi una lavatrice di panni la manda in scena perchè faccia ridere. Ma costei non è loquace, ond'egli, affacciatosi al corridoio, vede passarvi una mascheretta che già l'uditorio accolse con qualche mormorio benevolo durante la sua prima e rapida parlata. Non essendovi per di lì a quell'ora maschere molto allegre, il Cavalier Compare crede opportuno di mandarla una seconda volta in scena, e con brio la riconduce.)
La lavandaia:
Gli uomini somigliano alle proprie mutande, le donne al loro copribusto.
La signora che i francesi chiamano «cocotte»:
Domando scusa del disturbo se vengo a parlare due volte, mentre tutti non parlan che una; ma son tanta parte nella vita sociale, che per questo — se non per cavalleria — mi si perdonerà.
Le mie lagnanze non riguardan soltanto il nome; pur troppo ne ho ben altre!