Sicchè mi scelsi un poeta per cercare la verità nel lirismo e per credere almeno, se il falso è inevitabile, in una falsità musicale.
Omero mi parve un po' greco; Virgilio mi venne a tedio per opera di Dante; l'Allighieri, trovai che da cinque secoli troppa gente lo deificava, il Petrarca mi parve una meravigliosa canzonetta napoletana. Baudelaire, l'avevano sciupato già tutti coloro che di professione fanno il decadente; Shelley, che avrei potuto amare se fossi stato un inglese, in Italia patì l'oltraggio d'una soverchia voga.
Non mi rimaneva che abbracciar Heine; l'abbracciai. Sorpresi nel suo spirito fustigante qualche segno terribile della potenza d'un uomo; trovai bellissimo questo cavaliere solitario che crociava contro tutti.
Ma un giorno venni a sapere che il Tedesco flagellatore della Germania viveva con la pensione pagatagli da un ministro Francese.
Per me non aveva più scritto l'«Idillio di Montagna»; non era più crociato libero il poeta di Atta Troll! Non pensai che avesse peccato, il povero e grande Heine, poichè «il perdono verso tutti» è la prima rosa che mi sboccia ne' rosai; ma non era più il Don Chisciotte senza Ideale, quegli che ride per ridere o che ferisce per ferire!
Ancor qui debbo dirvi che «il perdono verso tutti» non è punto il fior soave delle parabole galilee, ma il perdono forte, il perdono che ride, il perdono che si avventa fin su l'orlo della vendetta... poi la regala!
E nuovamente nomade, con il mio spirito e co' miei passi, fra i dedali di questa bella terra ove soltanto per nascere nascono primavere, vado in cerca dell'uomo che sappia essere quel che Heine non fu: — il Cavaliere dello Spirito Santo.
Poichè ad ognuno piace parlare per la bocca degli altri nonchè darsi un bel nome, in voi parlo dietro la maschera, o Personaggi della Commedia, e con voi ride su la storia d'un giorno
il Cavaliere dello Spirito Santo!
Vale nec parce, spectator!