Pausa.
Tra la fiamma degli Archi
nereggia sparendo il suo mantello
buio.
***
(Nel frattempo avrà mutata veste la bellissima etèra Meridiana; ed ella torna, piacevolmente conversando con quei sorrisi e quelle cortesie che si pratican nei saloni di ricevimento, — fra molto numero di signore allettevoli e dolci, le quali nella sceltezza degli abiti e nelle delicate sembianze quasi gareggiano, benchè non tutte, con lei. Ma la scena, in luogo di raffigurare una sala, rappresenta un bel giardino di parco signorile, ove nel fondo tra l'imboschire degli annosi alberi s'intravvede lontanamente il palazzo.
Quivi è la scena tutta una fioritura di maravigliose ortensie che son di colori variati e soavissimi, da quelle tutte d'un bianconeve, quasi enormi piumini per la cipria, a quelle che son d'un roseo nativo come i più pallidi coralli o d'un cilestre tenue che par soffiato su la bianchezza dei petali come polvere di turchese.
L'ora è dolce, piove tra gli alberi una rarefazione d'aria che par risplendere, cammina un ruscello tortuosamente fra l'erbe dei prati. La Comare, bellissima etèra Meridiana, porta un abito che va con il tempo e riluce senza possedere in sè alcuna visibile cosa che brilli. È una stoffa d'un color malva con drappeggi e seterie che si tingono di viola, ma forse nelle cuciture, forse nelle bottoniere, forse tra i fronzoli della seta corre una invisibile trama di fili d'oro che lampeggiano. Camminando trascina con negligenza un mantello di viverra o di martora, che tra il bruno e il vaio manda un colore quasi rosso, ed ella seco lo porta caso mai nascesse vento.
Son queste le signore amorevoli, che in tutta la lor vita sempre peccarono d'amore).
Il Coro delle Signore che han sempre avuto un amante:
(Nell'Orchestra una musica di dedizione, voluttuosa e varia; tutti gli strumenti.)
Dicono i Quattro Evangeli:
«Molto le sarà perdonato