— Ecco la pipa! — ella esclamò entrando. — La tua preziosa pipa! È nera e puzza come concime... Brrh!... adesso vado a sciacquarmi le mani.

E di nuovo scappò via farfalleggiando, vivida come uno zampillo di fontana. In quel mentre apparve sul loggiato la sua dissimile sorella, ravvolta nel chiarore del mattino che l'adornava come un bel manto. Ferma sul limitare, si compresse le due mani al petto esclamando: — Che notte! Mio Dio, che notte!

La sua bellezza era turbata e turbava, quasichè nel guardarla, od anche nel passarle vicino, accadesse per una colpa involontaria di pensare alla sua nudità. Non era bella soltanto, ma polverosa di lussuria come di pòlline un fiore, immersa e vivente nel cerchio d'una atmosfera sensuale, percorsa dalla propria bellezza come da un brivido di piacere che lentamente le invadesse ogni vena.

Il suo corpo sembrava tendersi naturalmente all'atto voluttuoso dell'amore; ogni movimento la denudava un poco, il gesto più lieve delle sue mani pareva [pg!13] incominciasse una carezza: negli occhi aveva quel colore indefinibile che nasce dal godimento, nella voce soave alcune di quelle inflessioni torbide che sono il respiro più profondo e più sommesso della voluttà.

La capigliatura soverchia, d'un colore tra il fulvo ed il castano, le oscurava e raggiava la fronte, ravvolgendosi poi senz'artificio in un viluppo voluminoso, che talvolta la costringeva, quasi l'affaticasse, a piegare indietro la testa, con un moto soavissimo, nel quale appariva scoperta come una limpida nudità la gola bianca. I suoi capelli eran pieni d'un'ombra luminosa, d'un foco buio, quasi avessero due luci, come le foglie dei tralci vendemmiati, quando, asperse di rugiada mattutina, brillano, d'autunno, al sole.

Ella disse ancora: — Che notte! Giorgio è stato male. Fino alle quattro non ha chiuso occhio; poi, nel sonno, delirava. Non sapendo più che fare, ho chiamato Andrea... Mamma mia, che notte!

Era vestita con eleganza, di tutte cose finissime, che forse, in quella semplicità campestre, parevano assai ricercate.

— Figlia mia, — disse la madre, — ti stanchi troppo... Finirai con ammalarti anche tu. Prendiamo dunque una infermiera.

— No; Giorgio non la vuole. Non vuole altri che me, poi si dispera se mi vede affaticata. Dice che debbo vivere, perchè son giovine ancora, mentre a lui non resta che morire... Oh, le cose che dice la notte, quando siamo soli... — Fece una pausa, e con un atto quasi religioso incrociò le mani aperte al sommo del petto, presso la gola, che un respiro turgido sollevava. — Ora, — soggiunse, — discenderà. Ma non ditegli nulla, vi prego, perchè non vuole si sappia quando sta male.

Poi camminò verso l'invetriata e si sporse, guardando nel mattino chiaro, verso le cose libere, che vivevan splendenti nella beatitudine del sole; tese le braccia con un atto fervido, esclamando: — Che bel sole! che bella primavera! Non vai a caccia, papà?