[pg!14] — Aspetto Maurizio. Stamattina è in ritardo.

Allora ella si volse a Marcuccio:

— E tu, Marcuccio, lavori?

— Certo, scrivo. Non sono uno sfaccendato come voi. Lavoro e scrivo tutto il giorno, come il professore Andrea Ferento.

— Bravo, Marcuccio, — disse Novella mansuetamente; — allora non ti disturberò.

Lo scemo riprese la pagina interrotta. Ma poi, di sùbito, volse il capo verso la sorella con un riso ebete:

— Sorelluccia... — esclamò.

— Che vuoi?

— Ti ricordi?

— Di che?