Allora egli mise nella voce un'inflessione ambigua:
— Sorelluccia, ti ricordi... com'erano belle, belle... sorelluccia... le margherite!
Novella, con un piccolo fremito, guardò rapidamente il padre, la madre, silenziosi, mentre lo scemo rideva, rideva.
— Non so cosa vuoi dire con queste tue margherite! — rispose, un po' aspra, riaffacciandosi alla vetrata. Poi d'un tratto esclamò:
— Ecco Maurizio!
— Le margherite... le margherite... — cantilenava lo scemo.
Frattanto Maurizio aveva rinchiuso il cancello e saliva per un vialetto, in giubba da cacciatore, con schioppo e cartuccera, tenendo due bracchi al guinzaglio. Era un giovine di men che trent'anni, d'alta corporatura, nodoso, erto, con la faccia riarsa dal sole, bello e ruvido nella sua forza. Quando giunse a' piè della scalinata, si tolse il cappello di feltro:
— Buon giorno a tutti! Se avete una tazza di caffè la prendo con piacere.
— Per voi sempre, — gli rispose mamma Francesca. — Ma lasciate fuori i cani, perchè Marcuccio non li vuol vedere.
[pg!15] — I cani?... i cani!... dove sono i cani?... — gridò lo scemo, balzando in piedi spaventato, poi raccogliendo in fretta quaderni e gomitoli. — Via i cani!... — urlava battendo i piedi. — Non voglio cani! Puzzano, mordono... Eccoli là... Via i cani! Puzzano, mordono... — Scappò timoroso verso la sala: — Via i cani!