Man mano che finiva una classe gli studenti affluivan nella corte, sicchè tutti i professori, dopo aver tentato invano d'imbrigliare quella ribellione, s'eran adunati perplessi nella sala del Consiglio Accademico.

Frattanto, sotto il porticato, s'improvvisavan cartelli a pitture d'inchiostro e s'affiggevano alle colonne, o, inastate, si portavan come insegne sopra il mareggiare delle teste.

— Vogliamo la terza sessione! Fuori il Saraceno! Abbasso il Rettore Rolandi!»

Poi si torcevan dalle risa davanti ad una caricatura improvvisata, che, nel contorno d'una enorme [pg!235] bottiglia d'Acqua di Janos, raffigurava il Rolando e il Saraceno seduti a braccetto sopra due pitali. E sotto eravi la scritta:

«Congedo per motivi di salute»

— Fuori! fuori! si chiude! — gridava a squarciagola il bidello, tentando di persuaderli con le buone a scendere in istrada. Ma lo tiravan per la giubba e gli davan lo sgambetto, chiamandolo il «Grand'Eunuco», per esser egli senza pelo, alto e panciuto.

Dalla scala del Consiglio, stretta d'assedio, scese un piccolo vecchio dalla bianca barba quadrata, il professore di fisiologìa, che gli studenti amavano. Fu accolto da un'ovazione: — «Viva il professore Sammarco! Ci ascolti, professore...»

Tutti gli si facevano intorno, volevano tutti parlare.

Egli alzò davanti a loro il palmo rugoso, come faceva dalla sua cattedra per imporre silenzio.

— Sentite, figliuoli... Se non vi sciogliete súbito, il Rettore annunzia che farà chiudere l'Università fino a tempo indeterminato. E riflettete che siam presso agli esami. Ragazzi, mandate una commissione: le vostre domande saranno discusse.