— È un pezzo che inoltriamo domande! Ci si beffa di noi! Revoca e sessione! Viva il professor Sammarco!
— Figliuoli, ascoltate...
Ma la sua voce debole si perdeva nel frastuono, mentre la notizia della minacciata chiusura si diffondeva per la corte sollevando urli; un gesticolar di braccia furibonde si agitava contro le finestre del Consiglio Accademico.
Il Commissario camminava nervosamente davanti all'Università, senza badare ai dileggi velati che gli mandava la studentesca; una ressa di popolo curioso ingombrava la strada, e su l'alto della scalinata il bidello gesticolante cercava di persuadere quelli ch'eran seduti sui gradini a levarsi e discendere nella strada.
Ma in fondo alla corte cominciavano a scoppiare [pg!236] grida sediziose: — Barricate la porta! Non vogliamo poliziotti. Contro la forza useremo la forza! Uh!... uh!...
L'orologio della torre sonò le undici, con lenti colpi metallici che furono ascoltati; poi tutti si ammassarono sotto le finestre del Consiglio, quasi avessero in animo di darvi la scalata.
Appunto alle undici doveva il Ferento impartire la sua lezione agli studenti del quinto anno, ed ecco sopraggiungeva, camminando frettoloso, allorchè di lontano vide quell'assembramento davanti all'entrata dell'Università.
Quasi correndo percorse l'ultimo tratto, udì le grida, si cacciò nella folla ed apparve in basso della gradinata.
Il Commissario, che per primo lo riconobbe, gli si avvicinò parlandogli concitato:
— Questa indecenza dura da oltre un'ora! Hanno messo un'aula a soqquadro ed asserragliano i Professori. Esito ad intervenire per timore di guai serii, ma se fra dieci minuti non si sciolgono, chiamo rinforzi, entro e li sgombero.