— Aspetti! — egli disse rapidamente. E saliti d'un balzo i tre gradini esterni, si cacciò in mezzo ad un gruppo di studenti, che al vederlo ammutolirono.

Egli girò su tutti loro uno sguardo freddo, quasi malvagio, ma nulla disse: camminò avanti, a fronte alta, quasi fosse certo che la scalinata ingombra dovesse aprire un varco davanti a lui.

D'improvviso, tutti coloro che barricavan la gradinata standovi seduti e vociando, con un sol moto sorsero in piedi, si fendettero, ed egli salì fra loro velocemente, con gli occhi accesi d'una collera muta.

Su l'alto della scalinata si volse con veemenza:

— E nessuno di voi — gridò ai più vicini, — ha osato imporre silenzio a questa gazzarra da comizio pubblico? Nessuno? E perchè venite qui a studiare l'uomo, se non avete compreso ancora che la più vile cosa per un uomo è ubbidire alla folla?

[pg!237] Il bidello ansante gli corse incontro, congiungendo le mani, quasi che in lui fosse l'estrema sua speranza. Egli non l'ascoltò nemmeno, ma vôlti gli occhi beffardi sovra il cerchio di studenti che gli si formava intorno:

— Dove sono e chi sono, — interrogò — i promotori d'una così bella rivolta? Chi sono, domando? Non c'è fra voi uno solo che osi declinare il proprio nome?

— Io, per esempio! — esclamò con tracotanza un giovine di membra complesse, che, sebben lontano, cercava di estollere il suo massiccio cranio chiomato, perch'egli lo riconoscesse.

— Ah, lei? Magentini, se non erro?

— Appunto, Magentini del quinto anno, — rispose il giovine facendosi largo. E incominciò, con un tono arrogante: — Perchè, vede, professore...