O glorioso tempo di rivolte, ove uno scaricatore di fogne diventa tribuno del Quartier Latino e Rettore Magnifico degli Atenei!...

Ma or che avete iniziata la rappresaglia con sufficiente rumore, spaccato abbastanza legno, assediate abbastanza scale, ornato a sufficienza di pupazzi la [pg!239] vostra Camera del Lavoro, delegate altresì una Commissione di studenti, che renda noto al Consiglio Universitario la natura ed i motivi delle vostre lamentele...»

— Già fatto! già fatto! Inutile! Nessuno ci ascolta! — s'interrompeva da varie parti.

— ...a meno che non preferiate, — egli proseguì, — affidarmi la vostra causa, fin dove io l'accetti e fin dove mi sembri giusta, perch'io mi faccia interprete presso il Consiglio Accademico dei vostri desiderii, e, con esso d'accordo, vegga di ottenervi una soluzione soddisfacente.

— Sì, sì! — acclamarono i più vicini, poi gli altri, poi l'intera studentesca, prorompendo in applausi clamorosi, che soverchiarono il tumulto.

Il suo nome volò da ogni bocca: — «Viva Andrea Ferento!» Lontano, alto, per l'aria libera, il suo nome cantò: — «Viva Andrea Ferento!» E volando e cantando inebbriava il cuore dei giovani, perch'era un nome di ribelle anch'esso, e lo portava un uomo ch'era giovine ancora, che aveva sempre insegnato a vivere combattendo, a cercare i pericoli delle più dure battaglie, generoso alfiere d'una insegna di libertà.

— Ora scioglietevi, — egli disse, — Io sono il vostro parlamentare: davanti al Consiglio Accademico sono garante per voi. Chè se invece questo Ateneo, dove, nella più alta misura delle proprie forze, ciascun professore dedica giornalmente a voi giovani la sua più bella e più serena fatica, fosse per divenire un luogo sedizioso, dove si carpiscon laure con scioperi di studentaglia e con fracasso di vetri spezzati, io per il primo non vorrei più rimetter piede in queste aule, dove con tutto amore, con tutta fede, credevo di educar familiarmente una libera e franca gioventù, la quale sapesse fermamente che non bisogna mai, mai, trovarsi dieci contr'uno per avere in dieci quel coraggio che uno solo non ha. Io stesso, che non volli patire il giogo di nessuna obbedienza, debbo anche dirvi che la vera libertà [pg!240] consiste nel non essere il gregario di nessuna sopraffazione!

Allora centinaia di braccia si protesero a lui, quasi cercassero di sollevarlo, mentre il suo nome squillava per l'aria, limpido e risvegliante come una diana.

In un minuto di silenzio egli guardò la folla dominata, e si sentì padrone senza contrasto di quei giovani cuori pieni di forza e d'impeto; padrone di quei muscoli docili e forti, ch'egli poteva ben ghermire nel suo pugno, e temprarli e fletterli come buone lame da combattimento; poich'egli portava duramente inciso nella sua maschera d'uomo quel segno di alta potestà che fa brillare nell'ombra delle moltitudini la faccia dei ribelli e dei dominatori. E per un attimo riassaporò la gioia che gli era una volta piaciuta, quella di moltiplicare la sua potenza tirannica nella potenza passiva di migliaia d'uomini, poichè dalla natura egli era sorto con un cervello d'autocrate e la sua strada era segnata in capo delle turbe, ove s'innalzano gli stendardi, ove camminano i Re.

[pg!241]