Egli sapeva bene che per le grandi cause occorrono grandi avvocati, e giornalmente passava un paio d'ore nello studio del senatore Ippolito Sandonato, l'oratore che piegava sotto il suo potere le Corti di Giustizia, soggiogava l'alte Assemblee con la speciosa eloquenza del suo discutere, il patrono che nonostante la tarda canizie rimaneva un uomo di toga intrepido e focoso come un esordiente.
Incominciata la battaglia, non bisognava nè perdere nè vincere a metà; nella tensione di nervi che il combattimento gli dava, la storia verace del suo delitto aveva esulato lontano da lui, s'era quasi affondata senza memoria nella buia tempesta del suo spirito.
Ora egli camminava leggermente, esagitando fra sè stesso le più remote conseguenze di tutto quello che stava per accadere, ed anzi era particolarmente gaio, per aver avuta in quel giorno un'idea felice, che Ippolito Sandonato si accingeva per l'appunto a mettere in opera.
«Quel buon Tancredo Salvi... che aveva senza dubbio uno sviscerato amore per la Giustizia, e doveva certo essere incorruttibile come un santo monaco francescano...»
Camminava tra questi pensieri, e frattanto era giunto vicino alla sua casa, quando, all'uscir dal vicolo nella diritta contrada, un clamore confuso di voci, un accorrere di persone, subitamente lo fermarono.
Pochi passi lontano era la sua casa, l'ultima su l'angolo; più oltre, la piazza con il porticato, che nereggiava [pg!314] di gente ferma, dalla quale provenivano i clamori. Egli non poteva ben discernere nè udire, ma erano i giornalai che gridavano a squarciagola una notizia inattesa e vendevano a centinaia le copie de' giornali, che la folla spiegava concitatamente. Quasi nello stesso tempo, alle sue spalle, si levò un simile clamore, e, vóltosi, vide accorrere cinque o sei strilloni, rossi, rauchi, affannati, sotto il peso dei fasci che portavano, inseguiti da una folla che li spogliava man mano del supplemento stampato a grandi lettere. Gli passaron davanti come un'ondata, ed allora udì.
Egli divenne orribilmente pallido, non volle credere a sè stesso, volse in giro gli occhi ed aguzzò l'udito come per riafferrar quel grido.
— «L'assassinio di Salvatore Donadei!... Supplemento all'Epoca!... Supplemento al Nuovo Giornale!... L'assassinio di Salvatore Donadei!...»
Non vide, non udì più nulla; un cerchio rosso, che si partiva dalle sue stesse pupille, occupò la vuota órbita che gli roteava tutto all'intorno... E sentì che il cuore gli batteva nel petto fino allo schianto, ma non seppe se di gioia, d'ansia o di terrore, tanto gli pareva che nel vortice improvviso del mondo si disperdesse come polvere il senso di tutte le cose.
Poi si calmò. D'un tratto gli parve che la gente lo guardasse, anzi guardasse lui solo, quasi già sospettandolo di questo nuovo delitto. La morte gli si allacciava intorno come una compagna necessaria; ebbe istintivamente voglia di volgersi, di fuggire... poi di cacciarsi avanti, frammezzo a quella moltitudine e di gridare con tutto il suo fiato: — Non io! non io!...