— A quello lì... — ella fece, scostandosi impaurita e segnando col dito Marcuccio, ch'era venuto su la soglia nell'udir quelle voci.

— Sì, a lui, proprio a lui... — ripeteva cocciuta la fantesca, segnandolo a dito. Si era fatta rossa, quasi paonazza come una melagrana, ed aveva le lacrime agli occhi. Papà Stefano abbandonò quel tono di accigliata canzonatura, si fece grave:

— Sentiamo: cosa c'è stato?

— Certe cose, certe cose, padrone... — piagnucolava la Berta.

Lo scemo cominciò a sghignazzare ed a contorcersi contro lo stípite; allora ella, fattasi ardita, sciolse lo scilinguagnolo.

— S'immàgini che non mi lascia stare un momento. Mi tocca, mi provoca, mi salta addosso... Poco fa mi ha fatto bruciare il lardo! Ne ho abbastanza! Guardi un po' che pizzico!

E si fece avanti, squadrando con occhi nemici lo scemo, che sempre sghignazzava; si rimboccò una manica fin sopra il gomito e mise in mostra un bel lividore.

— Dio! come fai la schizzinosa... per un pizzico! — esclamò Maria Dora con perversità. Ma la Berta non s'interruppe nemmeno.

[pg!60] — Poi sentisse cosa dice, padrone!

— Andiamo, andiamo... — borbottò Stefano, conciliante.