— Insomma pensi che la notte mi devo chiudere in camera a chiave!...
— Ohibò!... — fece Maria Dora con la sua vocetta maliziosa.
Allora lo scemo si fece avanti, serio serio, con una grande aria di cerimoniale; drizzò su le gambe lunghissime la sua persona sbilenca e disse in tono declamatorio:
— Infatti, caro padre, ho deciso di prender moglie. Quello che ti racconta costei, non importa. È venuto il tempo che mi debba maritare: ventitre anni ho, padre.
La ragazzotta, paurosa, corse in un angolo e scioccamente incominciò a piangere.
— Costei, — riprese lo scemo, — costei non intende. Piange? Perchè piange? Le ho detto: — «Sei grassa e rotonda; mi piace l'odore del tuo collo, dove nascono i tuoi capelli rossi. E quando scopi mi piaci, perchè la tua sottana dondola e sta bene. Sposiámoci, Berta; voglio vedere se sei fatta come una donna.»
Allora il padre s'avvicinò a lui, posandogli una mano su la spalla; e cercava di persuaderlo amorosamente:
— Questo che dici non è bene, Marcuccio. Lascia stare la Berta; va e scrivi.
— Non ora, padre. Debbo raccontarti ogni cosa prima delle mie nozze.
Frattanto rideva, ma di quel suo riso atono, che gli afferrava soltanto la bocca e la obliquava in una smorfia sinistra; un riso metallico, breve, aspro, che gli stringeva la gola come una mano ruvida e ne traeva un corto singhiozzo.