— Sì, mamma, così male!...
Ma la Berta, ch'era per un momento rimasta sola con il malato, scappò fuori quasi correndo, bianca di paura.
— Oh, la sciocca! — fece Stefano, vedendo la sua pavidità.
Ora, quel giorno, Marcuccio la odiava. Per non guardarla, o forse per dispregio, col dosso della mano in cui teneva l'archetto si coverse gli occhi, fin quando fu passata.
Macchinalmente Andrea guardò l'ora. Disse:
— Le tre. Non piangete, Novella! vi prego, vi prego non piangete!...
E risolutamente varcò la soglia, dietro la quale stava il moribondo; la soglia buia che segnava quasi un limite.
[pg!74] Allora, in quella penombra, da solo, Andrea s'avvicinò al letto nel quale stava disteso il malato inconoscibile; si curvò leggermente per ascoltarlo, e rimase immoto. In quella breve distanza, dal limitare al letto, nello sforzo enorme che aveva dovuto compiere sopra sè stesso, l'incubo del suo spirito si era dissipato come per incanto; una gran pace gli entrava nel cuore: piuttosto che pace era una lucida insensibilità.
Lo guardava, lo poteva guardare senza tremarne. Non era più che la squallida ombra d'un uomo, in cui persisteva tenacemente una fievole vita.
E il medico pensò: — «Una crisi. Non sarà l'ultima. Ora è già quasi domata. Passa.»