Egli notò solo che l'infermo l'amava tuttora d'una passione d'amante, e che dal suo dolore traspariva una orrenda gelosia.
— Dimmi, ed hai sentito che ti amava? che ti desiderava... proprio così? Dimmi!
Elle ebbe, nel ricordo, una specie d'ira.
— Perchè vuoi che lo dica? Sì, ho sentito il suo desiderio caldo come una febbre avvinghiarmi, soffocarmi... ed ho avuta per un attimo la tentazione di gridargli in faccia: «No! làsciami... làsciami... perchè infatti, è vero, lo amo!... sì, lo amo con tutta la gioventù delle mie vene!... lui amo: Andrea. Non farmi più mentire!» — E per un momento, con una specie di crudeltà voluttuosa, tutto quello che vi è d'immondo in me, nel mio cuore pieno di tormento, nella mia carne piena di vizio, mi ha fatto sentire l'odio, un vero odio, contro questa creatura malata che m'incatena al suo letto come un'infermiera, che si trangugia la mia gioventù come una medicina, mentre là, fuori appena [pg!88] dalla finestra, c'è il sole, c'è l'aria, c'è il vento... ed io vorrei lanciarmi a quella finestra e gridarti: Sì, vieni, vieni!... préndimi! pórtami via!...
Egli ascoltava senza dir motto, chiuso in una rigida impenetrabilità, come se ascoltasse piuttosto la voce del suo proprio cuore che non la voce di lei. Vedendolo pensare così profondamente, lo chiamò per nome, indi lo scosse, poichè le parve che una sofferenza fisica gli alterasse la fisionomia.
— Guárdami, Andrea... Che hai?
Con un gesto vago della mano egli scacciò la torma dei pensieri che l'assediavano, e disse:
— Idee!... null'altro che vuoti fantasmi!
Su la sua fronte, divisa dalla ruga profonda come una ferita, ella passò, per diradarne l'ombre, la sua mano lieve.
— E non li puoi disperdere, tu che sei così forte?