— Disperdere? Anzi, no! Bisogna invece discutere con essi, poichè veri e temibili fantasmi sono quelle ombre che la nostra coscienza non osa prendere di fronte, alle quali non osa dire: «Tu ti chiami, per esempio, rimorso; per esempio, delitto; per esempio, morte.» Poichè, vedi, la nostra coscienza è talora un senso involontario di giustizia, ma più spesso è una paura dell'anima davanti alla felicità. Molte volte un atto infinitesimale di coraggio basterebbe all'uomo per risolvere tutto il problema della sua vita... e non l'ha! Pensa che schiavi siamo, noi che poniamo quasi sempre i nostri desideri là, dove questa paurosa coscienza ci impedisce di giungere.

Poi fece una pausa, e guardò negli occhi la donna che amava, colei che portava nel grembo il lor figlio concepito, e quasi tremando le domandò:

— Novella, se un giorno tu sapessi che nel lontano passato io commisi una colpa orrenda... se tu sapessi d'un tratto che sono macchiato, che porto nel mio cuore un suggello d'infamia incancellabile... cosa diresti allora di me? cosa faresti per punirmi, Novella?

[pg!89] — Che importa? — ella rispose: — questo non è vero...

— Ma, se fosse vero?... — incalzò l'amante: — Rifletti bene: «Se è vero?»

Ella sorrise, lo abbracciò, divenne scherzevole, quasi volesse allontanare quel pensiero molesto.

— Ne avresti orrore, — egli concluse. — Anzi, non mi ameresti più.

— Oh, — ella fece, — come sei pazzo!

Gli fece passare le dita fra i capelli, ravviandoli, quasi adoperasse un pettine fino. I capelli spartiti risorgevan ondosi, con una specie di ribellione, dietro il solco delle sue dita.

— Cosa può importare a me quello che avresti fatto? Io non ti giudico: ti amo.