Per molti giorni ella rimase in balìa d'una sconsolatezza profonda, e passò lunghe ore in lacrime su la tomba dov'egli dormiva. Solamente allora si accorse di averlo veramente amato, come un fratello, più che un fratello, ed il rimorso non le dette mai pace.

Da ultimo Elena fece donare i quadri ad un Museo, tornò ad abitare presso la signora Bergmann, ed appese il gran ritratto che le aveva dipinto Mathias alla parete della camera ove s'erano abbracciati per l'ultima volta, rifiutando le somme vistose che i mercanti offrivano per quella tela, mentre i giornali, encomiando la donatrice dell'altre opere, parlavano assai dell'artista ch'era morto su l'inizio della celebrità.

Verso quel tempo il Duvally venne a Berlino, e l'andò a trovare. Sempre gaio, frivolo, sicuro di sè, diceva di non averla mai dimenticata un momento, e gli pareva «di ritrovarla più bella ancora, più matura per i trionfi della scena».

Raccontò ch'era in discordia con l'Hohenfels appunto per causa di lei; tessè molti epigrammi, ne risero insieme.

Da Berlino egli doveva recarsi a Vienna, indi a Roma ed altrove, per essere di ritorno a Parigi sul principio della nuova stagione teatrale. Voleva, per quel tempo, che vi andasse ella pure.

— Non tardate oltre, — soggiunse, — perchè un mese di gioventù perduto è più difficile a ricuperarsi che molti anni di vecchiaia.

E partì. Veniva l'estate. L'Hohenfels andò in campagna, dopo averla invitata seco più volte; la baronessa von Ritzner era su le montagne dell'Engadina, malata di cuore: le scriveva le sue sofferenze, pregandola di tornare con lei. Allora Elena si comandò molti abiti, rifece i bauli, coperse gelosamente il quadro di Mathias, lasciandolo in custodia della signora Bergmann, e partì per l'Alta Engadina.

[pg!99] La baronessa era deperita molto; le crisi al cuore in pochi mesi l'avevano sensibilmente invecchiata. Il riveder Elena le dette una grande gioia, e parve che traverso il dolore nascesse nel suo sentimento una purità quasi materna.

Fra gli amici della baronessa era un giovane ufficiale austriaco, Max von Schillenheim, ch'era il più temerario alpinista ed il più famoso guidatore di quadriglie che annoverasse in quella stagione la società cosmopolita di Saint-Moritz-Bad. Poco più che ventiquattrenne, alto, smilzo, con i capelli d'un biondo brunito, gli occhi limpidi, piaceva subitamente per la grazia del sorridere e per la spigliatezza de' suoi modi. Parlava con brio, corteggiava molto le signore, i suoi modi eran fini ed attraenti, aveva nella sua maschia bellezza quasi un'ingenuità di fanciullo.

Anche ad Elena faceva la corte, in modo piacevole. Da prima ella ne rise, poi se ne compiacque. Non era nè irriverente nè sciocco; le parlava d'amore fra un discorso e l'altro, facendola molte volte arrossire.