II

Ella non dava pace a' miei sensi; la sua bellezza non posseduta mi assediava come un incubo nella febbre. Le cose più futili mi richiamavano a questo pensiero; talvolta un profumo, un suono, una inflessione di voce, un oggetto qualsiasi da lei toccato, ammirato, desiderato.

Tutto ricordavo di lei, quand'era assente, con una esattezza mirabile. Avrei potuto, anche da solo, comprarle un paio di guanti, sceglierle un cappello, conoscere fra cento lo stivaletto che meglio le avrebbe calzato. Così mi avveniva di fermarmi fanciullescamente davanti alle vetrine per fare queste scelte mentali.

Un giorno anzi, la marchesa Serra di Marziano, la Senatoressa, un'amica mia nel tempo del suo fiore, (oh, declinare d'una splendida estate!), la marchesa Serra di Marziano mi sorprese davanti un negozio di mode in questa palese contemplazione.

Scendeva dalla sua carrozza e d'improvviso mi capitò dietro le spalle.

— Che fate, Guelfo? — esclamò allegramente. — A' miei tempi non vi conoscevo questa passione per i cappellini ed i boa delle signore!

— Allora, marchesa, preferivo svestire... — le risposi con un tono di burla galante per trarmi d'impaccio; — ed ora preferisco vestire: che volete mai, s'invecchia!

— Dunque state facendo una scelta. Entrate con me; chissà che non vi possa dare un buon consiglio.

— Vi assicuro, marchesa, che non facevo nessuna scelta; guardavo la vetrina per semplice curiosità.

— Ebbene, accompagnatemi lo stesso; il buon consiglio [pg!13] me lo darete voi, — rispose la bella donna con quel sorriso ch'era tuttavia rimasto giovine su la sua bocca troppo arrossata. — So che avete buon gusto.