E così dicendo i suoi occhi esprimevano un'ironia di ricordi lontani. Volle che la seguissi nella sala di prova e mi fece sedere in un angolo, dicendomi:
— Fumate pure; così vi annoierete meno. È vero, Madame Josephine, che gli permettete di fumare?
Madame Josephine, una Parigina, venditrice di eleganze, che sapeva ricevere le sue clienti con un garbo davvero impareggiabile, non solo mi accordò volentieri questa licenza, ma prese ad enumerare i nomi di tutte le signore che ormai «ne se gênent plus» e fumano in sala di prova, «comme les messieurs à leur cercle!»
Intanto la marchesa provava e riprovava con una rapidità nervosa tutti gli ultimi «modelli di Parigi», guardandosi ad ogni specchio e cicalando senza tregua.
— E questo come vi pare, Guelfo?
Era un cappello larghissimo di tesa, con una grande piuma da un lato, alla Rembrandt, semplice, di una eleganza squisita. Si confaceva mirabilmente con la sua bellezza matura.
— Non vi sta bene; mi sembra un po' troppo eccentrico, — risposi per dispetto. Madame Josephine ne fu scandolezzata, ella che lo trovava «séyant comme tout!»
— «Oh, mais les hommes, mon Dieu!...» — mi disse con un sorriso paziente.
Infine la marchesa scelse un cappello ch'io le consigliai caldamente, perchè m'annoiavo, ed uscimmo insieme.
Era su l'imbrunire. La luce color d'ambra del tramonto laziale orlava gloriosamente le guglie delle chiese lontane. Volle che facessi un giro nella sua carrozza. Partimmo al trotto veloce dei due grandi sauri che riempivano la contrada di fragore.